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Perché una volta si lasciava un posto a tavola durante alcune ricorrenze

Il coperto in più per il viandante, la tavola apparecchiata per i defunti, la sedia vuota per chi era lontano: storia e significato di un'antica usanza.

DI Redazione ZioGio ·
Perché una volta si lasciava un posto a tavola durante alcune ricorrenze
Perché una volta si lasciava un posto a tavola durante alcune ricorrenze

Un piatto in più, un bicchiere vuoto, una sedia che nessuno occupa. Per generazioni, in molte case italiane ed europee, la tavola delle grandi ricorrenze non veniva apparecchiata soltanto per i presenti. C'era sempre un posto lasciato libero, a volte per un ospite inatteso, a volte per chi non c'era più, a volte per chi era lontano. Oggi questa usanza sopravvive in alcune famiglie e in alcune regioni, ma il suo significato rischia di perdersi. Ripercorrerne le origini significa entrare in un intreccio di religiosità popolare, senso dell'ospitalità e rapporto con la memoria dei propri cari.

L'ospite che potrebbe bussare alla porta

La spiegazione più diffusa è legata all'ospitalità. Nelle società contadine, in cui viaggiare era faticoso e le strade erano percorse da pellegrini, ambulanti e lavoratori stagionali, poteva capitare che qualcuno bussasse alla porta proprio nella sera di una festa. Lasciare un posto apparecchiato significava dichiarare in anticipo che chiunque fosse arrivato sarebbe stato accolto, e che nessuno doveva restare solo in un giorno di festa.

Questa idea ha radici antichissime. Già nel mondo greco l'ospitalità era un dovere sacro, protetto da Zeus, e i racconti mitologici sono pieni di divinità che si presentano travestite da viandanti per mettere alla prova gli esseri umani. Nella celebre storia di Filemone e Bauci, narrata da Ovidio nelle «Metamorfosi», due anziani coniugi poveri accolgono nella loro capanna Giove e Mercurio sotto mentite spoglie, dopo che tutti gli altri abitanti del villaggio li hanno respinti, e vengono ricompensati per la loro generosità.

Il cristianesimo ha raccolto e trasformato questa eredità. Nel Vangelo di Matteo si legge «ero forestiero e mi avete accolto», con l'idea che nel povero e nello straniero si possa incontrare Cristo stesso. Da qui la convinzione, diffusa in molte tradizioni popolari, che il viandante accolto nella notte di Natale potesse essere un inviato del cielo.

La Vigilia di Natale e il posto per il viandante

Uno degli esempi più conosciuti in Europa viene dalla Polonia, dove durante la cena della Vigilia di Natale si lascia tradizionalmente un coperto in più. È destinato al viandante, all'ospite inatteso o a chi non ha una famiglia con cui festeggiare, e per molti assume anche il significato di ricordo dei familiari assenti. Usanze simili, con varianti locali, si ritrovano in altri paesi dell'Europa centrale e orientale.

Anche in Italia, in diverse zone, la sera della Vigilia era consuetudine apparecchiare con particolare abbondanza e tenere pronto qualcosa da offrire a chi passava. In alcune comunità si lasciava del cibo sulla tavola anche dopo la cena, come segno di accoglienza verso chiunque potesse arrivare durante la notte santa.

La tavola per i defunti

C'è poi un'altra tradizione, più intima e oggi meno conosciuta, legata alla notte tra il primo e il 2 novembre, quando la Chiesa commemora i defunti. In molte zone d'Italia, dal Nord alle isole, si credeva che in quella notte le anime dei familiari scomparsi tornassero a visitare le case in cui avevano vissuto. Per accoglierle, la famiglia lasciava la tavola apparecchiata dopo cena, con pane, acqua, a volte un po' di vino, legumi o dolci, e in certi casi una lampada accesa o il fuoco ancora vivo nel camino. Le forme variavano da paese a paese: c'era chi lasciava le sedie disposte intorno al tavolo, chi metteva un secchio d'acqua fresca, chi evitava di sparecchiare fino al mattino.

Il significato era duplice. Da un lato si offriva ristoro alle anime, secondo una concezione popolare in cui il confine tra vivi e morti, in quei giorni, diventava più sottile. Dall'altro si manteneva viva la presenza dei defunti all'interno della famiglia, riconoscendo loro ancora un posto. Molti dei dolci tipici di questo periodo, come le ossa dei morti o i diversi biscotti e pani che cambiano nome da una regione all'altra, sono legati proprio a questa tradizione di condivisione con chi non c'è più.

Un posto per chi è lontano

Il posto vuoto aveva anche un significato più vicino alla vita quotidiana. Nelle famiglie da cui erano partiti emigranti, soldati o marinai, la sedia lasciata libera nelle ricorrenze era un modo per ricordare chi era lontano e per esprimere la speranza del suo ritorno. In un'Italia che ha conosciuto ondate di emigrazione e due guerre mondiali, quel coperto apparecchiato per un figlio oltreoceano o al fronte aveva un forte valore emotivo.

Un'eco moderna di questa usanza si ritrova negli Stati Uniti, dove nelle cerimonie militari si allestisce talvolta la cosiddetta tavola dell'uomo mancante: un piccolo tavolo apparecchiato per una sola persona, con oggetti simbolici, dedicato ai prigionieri di guerra e ai dispersi che non sono tornati a casa.

Le superstizioni intorno alla tavola

La tavola delle feste era anche un luogo carico di credenze. Una delle più conosciute riguarda il numero dei commensali: in molte parti d'Europa si evitava di sedersi in tredici, numero associato all'Ultima Cena e al tradimento di Giuda. In alcuni casi, lasciare un posto in più o aggiungere un coperto serviva anche a cambiare il conto dei presenti. Altre usanze riguardavano il pane, che non doveva essere capovolto, o il sale, che non andava versato. Il posto libero si inseriva quindi in un sistema di gesti con cui le famiglie cercavano di proteggersi e di propiziare la buona sorte.

Perché questa usanza si è persa

Con il passaggio dalla società contadina a quella urbana molte di queste tradizioni si sono affievolite. Le case sono diventate più piccole, le famiglie meno numerose, le strade meno frequentate da viandanti, e l'ospite inatteso è diventato un'eventualità remota. Anche il culto dei morti ha cambiato forma, spostandosi soprattutto nei cimiteri e nelle celebrazioni religiose.

Eppure il gesto del posto in più non è del tutto scomparso. Molte famiglie, a Natale o in occasione di un compleanno, continuano a lasciare una sedia libera per un genitore o un nonno scomparso, oppure aggiungono un coperto per chi non può essere presente. Altre hanno trasformato l'idea in un gesto di solidarietà concreta, invitando a tavola una persona sola, un vicino, uno studente fuori sede o chi non ha con chi festeggiare.

Al di là delle credenze, il significato di quel posto vuoto resta sorprendentemente attuale. Dice che la tavola di una festa non appartiene solo a chi vi è seduto, ma anche a chi manca e a chi potrebbe arrivare. È un modo semplice per ricordare che una ricorrenza è davvero completa solo quando lascia spazio alla memoria e all'accoglienza.

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