In Sicilia c'è un modo di dire che riassume bene il rapporto con la superstizione: «Nun è veru, ma ci criu», non è vero, ma ci credo. È la frase di chi sorride davanti a certi riti ma, nel dubbio, preferisce non sfidare la sorte. Molte credenze che un tempo regolavano la vita quotidiana sono scomparse, altre sopravvivono nei gesti delle nonne, nei consigli sussurrati in cucina, nelle abitudini che si ripetono senza sapere più perché. Ne abbiamo raccolte sette, tra le più diffuse e curiose, che ancora oggi qualcuno ricorda e, a volte, pratica.
1. Il malocchio e il rito dell'olio
Il malocchio è forse la superstizione più radicata in tutto il Sud. Si crede che lo sguardo invidioso di qualcuno, anche involontario, possa causare mal di testa, stanchezza, sfortuna o piccoli incidenti. In Sicilia si dice che una persona «ha pigghiatu l'occhiu». Per capire se il malessere ha questa origine, si ricorre a un rito antico: si versano alcune gocce d'olio in un piatto d'acqua. Se l'olio si allarga e si disperde, il malocchio c'è; se le gocce restano compatte, si può stare tranquilli.
Per toglierlo, la persona che conosce il rito recita preghiere e formule che si tramandano solo in occasioni precise, tradizionalmente la notte di Natale, da una donna all'altra. Chi le riceve non può rivelarle a chiunque, altrimenti perdono il loro potere. Ancora oggi, in molti paesi, c'è qualcuno a cui ci si rivolge discretamente quando un mal di testa non passa.
2. Le corna e il cornetto rosso
Per difendersi dal malocchio e dalla iettatura, il gesto più conosciuto è quello delle corna, con l'indice e il mignolo tesi e le altre dita chiuse. Si fa quando si sente una notizia negativa, quando si incrocia una persona considerata portatrice di sfortuna o quando qualcuno parla troppo sicuro del futuro. Accanto al gesto c'è l'amuleto: il cornetto, preferibilmente rosso e, secondo la tradizione, ricevuto in regalo e non comprato per sé. Lo si appende allo specchietto dell'auto, si porta in tasca o al collo, si appende vicino alla porta di casa. Le sue origini sono antichissime e legate ai simboli di fertilità e di forza del mondo antico.
3. La scopa dietro la porta
Nelle case di un tempo era frequente trovare una scopa appoggiata dietro la porta d'ingresso, con le setole rivolte verso l'alto. Le spiegazioni variano da paese a paese. Per alcuni serviva a tenere lontane le streghe, che prima di entrare avrebbero dovuto contare tutti i fili della saggina e, distratte, se ne sarebbero andate all'alba. Per altri era un modo per far andare via un ospite che si tratteneva troppo a lungo. La scopa, del resto, ha un posto speciale nelle superstizioni: guai a spazzare sui piedi di una ragazza nubile, perché si diceva che non avrebbe trovato marito.
4. Le donne di fora
È una delle credenze più tipicamente siciliane. Le «donne di fora», cioè donne di fuori, erano creature a metà tra le fate e le streghe, che secondo i racconti popolari uscivano di notte e potevano portare fortuna o disgrazia alle famiglie. Bisognava trattarle con rispetto: lasciare la casa in ordine, non lamentarsi, non pronunciare il loro nome invano. Alcuni documenti del Cinquecento e del Seicento conservano testimonianze di donne che affermavano di farne parte. Oggi se ne parla soprattutto come leggenda, ma in qualche paese gli anziani ricordano ancora le raccomandazioni di non lasciare in disordine la cucina la sera per non indispettire le misteriose visitatrici notturne.
5. Il pane capovolto
Il pane, nella cultura siciliana, è quasi sacro. Era frutto del lavoro nei campi, nutrimento quotidiano e simbolo religioso. Per questo non si deve mai poggiare capovolto sulla tavola: farlo era considerato un'offesa e un segno di sfortuna per la casa. Se una pagnotta cade a terra, si raccoglie e, in molte famiglie, la si bacia prima di rimetterla a posto. Allo stesso modo, il pane non si butta mai con leggerezza: quello raffermo si trasforma in mollica tostata, la famosa «muddica atturrata», o diventa la base per altri piatti. Sono gesti che molti continuano a fare per abitudine, senza neppure pensarci.
6. Il cappello sul letto e l'olio versato
Alcune superstizioni riguardano gli oggetti di casa. Appoggiare un cappello sul letto è considerato di cattivo auspicio, perché in passato richiamava la visita del prete o del medico al capezzale di un malato. Anche aprire un ombrello in casa è sconsigliato, così come rompere uno specchio, che secondo la credenza porterebbe sette anni di disgrazia.
In cucina bisogna stare attenti all'olio e al sale. Rovesciare l'olio era un piccolo dramma, non solo per la sfortuna che si pensava portasse, ma perché si trattava di un bene prezioso. Il sale versato andava raccolto e gettato con un pizzico dietro la spalla sinistra. E non si passava mai la saliera direttamente di mano in mano: andava appoggiata sul tavolo, per non litigare con la persona che la riceveva.
7. Né di venere né di marte
C'è infine il celebre proverbio: «Di Venere e di Marte non si sposa né si parte, né si dà principio all'arte». Il venerdì e il martedì erano giorni da evitare per celebrare matrimoni, intraprendere un viaggio o avviare un'attività. Il venerdì ricordava la passione di Cristo, il martedì era associato a Marte, dio della guerra, e quindi ai conflitti. Ancora oggi qualche coppia evita queste date per le nozze, anche se più per rispetto della tradizione familiare che per vera convinzione.
Tra fede, paura e memoria
Molte di queste credenze nascono da un mondo in cui la vita era fragile e incerta, dove una malattia, un raccolto andato male o un viaggio per mare potevano cambiare il destino di una famiglia. In quel contesto, i gesti scaramantici davano l'illusione di poter controllare ciò che non si poteva prevedere. Spesso si mescolavano con la religione, con preghiere ai santi e segni della croce, e con un sapere pratico tramandato oralmente.
Oggi pochi credono davvero che un cappello sul letto possa portare disgrazia, ma molti continuano a toccare ferro o a fare le corna quando sentono una brutta notizia. Più che paura, è un modo di restare legati alle proprie radici, di ricordare la voce di una nonna o le abitudini di una casa di paese. E forse è proprio per questo che, anche nell'epoca degli smartphone, quelle vecchie superstizioni siciliane non sono del tutto scomparse.
